Chi Sono

Alessandro Fabio Basilechi_sono nasce a Bari nell’ottobre del 1971. Frequenta il Liceo Artistico, l’Accademia di Belle Arti e un Corso triennale di Restauro di affreschi, supporti lignei e lapidei. Finiti gli studi si dedica al restauro e partecipa a numerose personali di grafica e installazioni di pittura. Nel suo laboratorio di Conversano (Ba) realizza sculture in vari materiali, in particolare in bronzo a tiratura limitata per collezionisti. Per privati ed enti pubblici esegue sculture monumentali, affreschi, decorazioni, installazioni di vario genere.

Basile è un artista che ama librarsi in volo verso l’infinito di luce – in direzione di un Dio, di un nuovo Eden o semplicemente di una nuova idea? – dopo aver conosciuto il groviglio di una società in cerca di se stessa.
Le sue opere sono corpi che, in basso (sulla terra), si muovono in una confusione dantesca, quasi fosse l’inferno dei senz’anima; invece in alto (nel cielo), in un volo verticale, i pochi corpi che riescono ad evadere dalle maledizioni del nostro tempo raggiungono il sogno di una vita differente dopo essere caduti così tanto in basso da riceverne una spinta formidabile alla risalita. Dalla pesantezza alla leggerezza, dal buio alla luce. Le sue opere le può trovare in una piazza di paese, in un crocicchio o nell’intimità di un sagrato o di un salotto privato.chisono2
Il maestro Basile, realizza piccole opere in bronzo, storie minime del suo vissuto interiore; ma sa anche voltare improvvisamente al “gigante”, alle lenzuola appese nei Centri Storici, ad esempio. Dimessi per un momento i panni dello scultore di monumenti o di modellatore di terre morbide, sceglie sui teli bianchi rubati ai comò di famiglia di dire qualcosa di forte all’umanità dolente con segni e colori. Ed ecco la rassegna nel vento “Nulla succede per caso”: panni stesi a raccontarci paure, deliri, speranze e sogni; in “Chi arriva al niente, vince” l’artista, prendendo in prestito brandelli di pittura dai ‘dannati’ di Signorelli, dal “Giudizio Universale” di Michelangelo e finanche dal Picasso di “Guernica”, ne reinventa i segni creando un ‘arazzo verticale’ che vuole essere, forse, un’ancora di salvezza, un salvagente lanciato all’affogante per facilitargli l’approdo verso la vita nuova.chisono3

I suoi sono colori che affastellano tessuti candidi in segni intricati, corpi nudi senza vergogna che non hanno dove nascondersi agli occhi di chi guarda stupefatto un’umanità autodistruttiva, cieca, sorda. E lasciati poi cadere (o volare?) in un tempio malconcio quanto struggente.

I suoi sono segni ‘incisi’ nella pietra di Puglia a disegnare il ricordo di personaggi illustri o idee formidabili; o sono segni affondati nell’argilla a modellare con mani forti corpi tesi quasi fosse carne viva, struggente intimità.

Pennelli e scalpelli per Basile sono come coltelli che tracciano (incidono) facce inconsapevoli e mani disperate: chiedono aiuto e al tempo stesso indicano una possibile direzione, una possibile via d’uscita dal peso angosciante. La luce è in alto. E’ lì che finisce il tunnel. Alziamo lo sguardo, ognuno invocando il suo Dio, ognuno elaborando la sua idea, ognuno mettendo in pratica il suo progetto di libertà. In alto, però, avverte il Maestro; è lì che si deve poter andare senza zavorre, senza accumuli, liberandosi di tutto. Nudi alla meta, per
ricominciare. Ma con umanità.